Smog: da smoke e fog. Il fumo e la nebbia. L’inquinamento allo stato gassoso, visibile e simbolico. Se c’è lo smog, l’aria è come a Londra: umida, fredda e inquinata. Smog: parola inglese per clima inglese. Sì, va bene, ma se smoke deriva da una radice *smeuch, che vuol dire banalmente fumare (come dimostra il greco smychein, cioé “fumare per fiamme alte”), ben altro destino meritava il fumo: dal latino fumus; da una radice *dhu, che aveva il senso di agitare, eccitare. E in greco era il verbo thyo: essere trasportato con impeto, o thyos, il profumo, il nutrimento degli dei - e il furore; e soprattutto thymos: la forza, il coraggio, l’ardore vitale, perché all’epoca antica siffatta qualità era collocata nei polmoni. Il respiro dell’affanno valoroso, tanto forte e vivo che gli eroi omerici ci parlavano insieme, e a volte lo sgridavano. Platone considerava il thymos uno dei tre elementi costitutivi dell’anima dell’uomo, il lato passionale, della rabbia e dell’amore.
E poi? e poi venne il latino, che ne elimina la sua consistenza spirituale. Assume i caratteri più densi ma confusi di una visione poco chiara. Il fumus è l’apparenza: è il fumus boni iuris, o il più noto fumus persecutionis. Il sospetto, il sembrare, il fumo poco chiaro che nasconde.
Ora tutto è inglorioso. Il fumo non fa più vivere gli dèi, ma uccide gli uomini. Disperso nelle città dei tempi d’oggi, in crisi di identità, si è inquinato. Banale come lo smoke, diventa pian piano smog.
