Il ricordo e la memoria non sono la stessa cosa. Mi permetto, in questo post, di giocare – un poco – più che con i significati, con le etimologie, che balzano all’occhio di tutti. “Ricordo” è cosa che appartiene al cuore, perché è figlia di re-cordari, parola in cui si intravede -corda, che apre a cor, il cuore. Se ricordare non è difficile, rammentare (re ad mentem) è già operazione più laboriosa, nata e vissuta sempre con fatica.
Il cuore è per noi moderni tradizionalmente legato alla sfera dei sentimenti, con i suoi moti e i suoi sospiri. Certo, non è sempre stato così: nell’antichità era considerato il centro dell’attività vitale in generale, e perciò anche del pensiero. Ma non importa. Il cuore è il mondo delle emozioni, la mente del pensiero, della ragione. Anche se con difficoltà, nella mente si svolge l’attività faticosa, ma lucida, della riflessione. E qui sta il punto: è questa la differenza tra ricordo e memoria, tra le folgorazioni brevi del sentimento e la lenta solidità della ragione. Non a caso “memoria” deriva dalla radice *men, che in greco dà mneme, e il verbo mimnesco, ma che soprattutto è la stessa di “mente” (dal latino mens, radice, appunto, *men).
Per concludere, a futura memoria, ricordo solo questo: per gli antichi, l’espressione “venire in mente” aveva significato letterale. I pensieri erano visti come entità esterne all’uomo, che entravano nella mente – e nel cuore – solo per intervento (e quindi manifestazione) divini. La fortuna nostra di non credere più a questo, ma a un’origine spontanea, personale e propria dei pensieri (con tutta l’attività neurologica del caso) è dono e responsabilità che non si deve mai, naturalmente, dimenticare.

Sti gazzi
Se lo dice Darius è così. Punto.
Dario rulez
A proposito di memoria e rammentare…forse bisognerebbe anche ricordare il significato di ripassare, che se non erro distinguesi da rilassare…
oh…scusa dario…pensavo fosse il blog di Bertolaso…