Non basta girare per una città per capirla. Non ci riuscivano nemmeno gli angeli di Wenders sopra Berlino. Fu necessario per loro diventare uomini, per sperimentare e capire le sensazioni, i dolori, la fame e soprattutto i colori. Per noi umani, invece, è un poco più semplice: ci aiuta il blog di Emanuela Meucci, mia compagna di master. “Il cielo sopra Milano” è il titolo; l’argomento è Milano, Milano, Milano: la vita, gli eventi, le cronache, i pensieri e i temi più scoperti e più coperti della città che non dorme mai. I post sono sempre ben studiati, precisi. Hanno la rara qualità di essere semplici, ma perché cesellati. E sono, soprattutto, interessanti.
Milano nel blog tiene fede alla sua origine, che è da Mediolanum, e ristabilisce così la sua funzione: essere al centro, essere il centro della pianura, (i latini volevano intendere così l’oscuro toponimo celtico), e il cielo sopra di essa discende dal latino caelum, a sua volta parente del greco koilos, da una radice *ko; ku-. E vuol dire “concavo, cavo”, come una coppa. Ben lontano dall’essere coperto da smog e nuvole, è il ricettacolo dei pensieri, dei sogni e degli accadimenti dei milanesi di ogni giorno, occasionali e non. Per questo motivo trovo il titolo del blog azzeccato. Un cielo che non nasconde, ma mette in mostra.
(Diverso sarebbe stato con sky. Parola inglese per un clima inglese. L’origine infatti è da una radice *(s)keu, vicina a hide, che significa nascondere, e che indica un cielo nuvoloso, coperto. Parola inglese per clima inglese, appunto).
Il mio unico suggerimento, se posso, è, semplicemente, di continuare così.
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